Nel nostro recente approfondimento La nuova legge italiana sull’intelligenza artificiale: quali implicazioni per la proprietà intellettuale abbiamo analizzato gli effetti della Legge n. 132/2025 sui diritti IP, sul text & data mining e sull’utilizzo dei dati per l’addestramento dei sistemi di AI.
Chiariti gli aspetti normativi, resta una domanda che attraversa tutti i settori professionali: come garantire un controllo umano reale, quello previsto dall’art. 14 dell’AI Act e ripreso dalla nuova legge italiana come presidio di trasparenza, sicurezza e tutela della persona.
È un tema giuridico, certo. Ma è soprattutto un tema operativo e culturale.
Dal principio alla pratica: cosa significa davvero “controllo umano”
Il controllo umano non è un adempimento formale né un semplice “controllo finale” sull’output della macchina. Richiede un’attività più ampia, che parte prima dell’uso dell’AI e continua fino all’interpretazione dei risultati.
In ambito IP e legale, significa:
- valutare se l’AI è adeguata allo scopo
- verificare la qualità, la pertinenza e la coerenza degli output
- assumersi la responsabilità professionale delle scelte
- informare i clienti quando si usano strumenti automatizzati, come richiesto dall’art. 13 della legge italiana.
L’AI accelera la ricerca e l’analisi ma non sostituisce il giudizio critico: valutazione del rischio, contestualizzazione, validazione della strategia.
Questi elementi rimangono – e devono rimanere – responsabilità umana.
Governance: la chiave per rendere reale il controllo umano
Il principio dello human oversight è previsto dall’AI Act e ripreso dalla nuova legge italiana. La sua efficacia dipende da come le organizzazioni lo trasformano in pratica.
Perché la supervisione sia effettiva, serve una governance interna che definisca:
- quando e come usare l’AI
- quali controlli applicare agli output
- quali informazioni comunicare al cliente in merito all’uso interno dell’AI
- come gestire dati e fonti
- chi, nell’organizzazione, è responsabile del controllo.
Il controllo umano, quindi, non è un gesto puntuale: è un sistema. La legge stabilisce il principio, la governance lo rende operativo.
Un tema centrale per le professioni regolamentate
Il controllo umano riguarda in modo particolare le professioni che operano sulla base di un albo e di un codice deontologico. A prescindere dal settore – tecnico, legale o consulenziale – esistono elementi comuni della qualità professionale:
- competenza
- indipendenza di giudizio
- diligenza
- riservatezza
- responsabilità nella supervisione del lavoro.
L’AI può estendere le capacità del professionista, ma non può sostituire la sua analisi, il suo giudizio né la sua responsabilità nei confronti del cliente.
E questo vale anche nella proprietà industriale: l’AI accelera la ricerca e la raccolta di informazioni, ma non può sostituire – almeno per ora – l’analisi brevettuale, il contesto strategico o la valutazione del valore competitivo per l’impresa.
H2: L’innovazione accelera: e il controllo umano diventa ancora più centrale
Mentre discutiamo di governance e supervisione, la tecnologia compie salti sempre più rapidi.
Le recenti notizie dalla Cina sulla consegna massiva di robot umanoidi destinati a linee di produzione reali lo dimostrano: non si parla più di prototipi, ma di strumenti fisici che integrano sistemi di AI capaci di percepire l’ambiente, adattarsi e prendere decisioni operative di basso livello.
Questo scenario rende ancora più evidente un punto: il controllo umano non è solo supervisione tecnica, è anche responsabilità.
Responsabilità delle scelte, degli esiti e dell’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nei processi.









