Nel 2014 Google ha acquisito la startup britannica DeepMind per circa 500 milioni di dollari, anche se in quel momento DeepMind non aveva prodotti commerciali popolari né ricavi significativi. Il valore dell’acquisizione risiedeva fondamentalmente nella tecnologia sviluppata da DeepMind nel campo dell’intelligenza artificiale: tecnologia e know-how del team di ricerca.
Si tratta di un esempio che mostra con chiarezza come il valore di un’impresa possa risiedere in asset immateriali di proprietà intellettuale, che per molte imprese innovative sono spesso costituiti da software, algoritmi, brevetti o know-how tecnico.
Lo stesso principio vale anche, seppur in forme diverse, per imprese di settori più tradizionali: pensiamo al caso di un marchio riconosciuto sul mercato, a un design distintivo o a una soluzione tecnica sviluppata dalla ricerca e sviluppo aziendale. Questi asset IP possono diventare elementi chiave della competitività aziendale, e comprenderne il valore diventa una questione centrale nella strategia dell’impresa.
È in questo contesto che si inserisce il tema della valutazione economica della proprietà intellettuale (IP valuation), cioè il processo attraverso il quale si determina il valore economico di marchi, brevetti, design e altri diritti di proprietà intellettuale.
Dove nascono gli asset immateriali nelle imprese
Gli asset immateriali spesso nascono direttamente dall’attività quotidiana dell’azienda: un’azienda manifatturiera può sviluppare una soluzione tecnica migliorativa che diventa oggetto di brevetto, un’impresa dell’arredo può distinguersi attraverso forme e prodotti originali, un’azienda del food o della moda può costruire nel tempo un marchio capace di trasmettere qualità e identità .
Quando questi elementi vengono protetti attraverso strumenti di proprietà intellettuale, diventano asset giuridicamente riconosciuti e potenzialmente valorizzabili anche dal punto di vista economico.
Che cosa significa valutare la proprietà intellettuale
La IP valuation consiste nella determinazione del valore economico di un diritto di proprietà intellettuale o di un portafoglio di diritti.
Secondo la World Intellectual Property Organization (WIPO), la valutazione degli asset immateriali consente alle imprese di utilizzare la proprietà intellettuale in modo strategico in diversi contesti economici, come accordi di licenza, trasferimenti di tecnologia, operazioni societarie o rapporti con investitori.
La valutazione economica della proprietà intellettuale richiede generalmente un’analisi che combina aspetti tecnico-giuridici, economici e di mercato. Tra gli approcci più utilizzati vi sono la stima dei flussi economici futuri generati dall’asset, il confronto con transazioni comparabili o l’analisi dei costi necessari per sviluppare o replicare l’asset.
Al di là degli aspetti tecnici, il punto centrale è che la proprietà intellettuale può essere considerata una componente concreta del patrimonio dell’impresa e può influenzare decisioni strategiche come investimenti, pricing, partnership e operazioni straordinarie.
Accesso ai finanziamenti e l’iniziativa europea dell’IP-backed finance
La valutazione economica degli asset immateriali può avere un ruolo importante anche nei rapporti tra imprese e investitori. Marchi, brevetti o tecnologie proprietarie possono contribuire in modo significativo alla percezione del valore di un’impresa e al suo potenziale di crescita. Per startup e imprese innovative, in particolare, gli asset immateriali rappresentano spesso una parte essenziale del valore aziendale.
A livello internazionale si parla sempre più spesso di finanza basata sugli asset immateriali, cioè modelli in cui la proprietà intellettuale viene considerata una componente rilevante nelle operazioni di investimento o nella valutazione economica di un’impresa.
Il tema della valorizzazione economica della proprietà intellettuale è oggi al centro anche delle politiche europee. Nel 2025 EUIPO e Commissione europea hanno avviato una iniziativa dedicata alla cosiddetta IP-backed finance, con workshop e gruppi di lavoro che coinvolgono istituzioni finanziarie, imprese ed esperti del settore.
L’obiettivo è facilitare l’utilizzo di marchi, brevetti e altri diritti di proprietà intellettuale come asset rilevanti nei processi di finanziamento delle imprese, sviluppando metodologie più affidabili di valutazione e strumenti che rendano più semplice per PMI e startup valorizzare i propri asset immateriali nei rapporti con investitori e istituti di credito.
In questo contesto, comprendere e gestire il valore della proprietà intellettuale non riguarda più soltanto la tutela dei diritti, ma diventa parte integrante delle strategie di crescita e di finanziamento delle imprese.
Trasformare gli asset immateriali in valore
Per molte imprese marchi, brevetti, design o know-how rappresentano già oggi una componente importante del proprio patrimonio aziendale. Tuttavia, il valore economico di questi asset non sempre viene analizzato o gestito in modo strutturato. La valutazione della proprietà intellettuale consente invece di comprendere meglio il contributo degli asset immateriali alla strategia dell’impresa e alle sue prospettive di sviluppo.
Gestire questi elementi in modo consapevole significa non soltanto proteggere innovazione e creatività , ma anche valorizzare una componente fondamentale del valore dell’impresa. Inoltre, la valutazione della proprietà intellettuale è imprescindibile in operazioni societarie come fusioni, acquisizioni o conferimenti di ramo d’azienda.
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