Se un professionista utilizza l’intelligenza artificiale e impiega meno tempo per svolgere una determinata attività, il valore della sua prestazione diminuisce? Molto spesso siamo portati ad associare il valore di una prestazione professionale al tempo necessario per eseguirla.
Ma è davvero così? Facciamo un esempio.
Un professionista esperto impiega quattro ore per svolgere un’attività per la quale un professionista meno esperto ne impiega otto per raggiungere un livello simile di qualità finale dell’attività svolta. Quelle quattro ore non rappresentano “meno lavoro”: rappresentano anni di esperienza che gli consentono di comprendere più rapidamente il problema, individuare la soluzione più efficace ed evitare errori.
Eppure il suo lavoro non vale meno. Anzi. È proprio quell’esperienza che dà valore alla prestazione.
La questione riguarda tanto il professionista quanto il cliente, chiamati entrambi a interrogarsi su come debba essere valutato il valore di una prestazione professionale in un contesto nel quale gli strumenti di lavoro stanno cambiando.
L’intelligenza artificiale e il valore delle prestazioni professionali
Come dovrebbe cambiare il ragionamento quando il professionista utilizza strumenti di intelligenza artificiale?
Per rispondere a questa domanda occorre chiedersi quale sia, oggi, il reale contributo che l’intelligenza artificiale può offrire all’attività professionale.
Nel settore della proprietà industriale, ad esempio, ciò può tradursi nella possibilità di analizzare più rapidamente documentazione tecnica, anteriorità brevettuali, giurisprudenza, prassi degli Uffici o scenari alternativi. Anche in questi casi, tuttavia, il valore della prestazione continua a dipendere dalla capacità del professionista di interpretare criticamente le informazioni raccolte e di trasformarle in una decisione consapevole.
L’intelligenza artificiale può consentire di raccogliere una quantità di informazioni più ampia rispetto a quella che sarebbe possibile analizzare con modalità tradizionali, favorire il brainstorming, mettere in relazione fonti diverse, evidenziare criticità, suggerire ulteriori spunti di riflessione e ampliare il numero delle prospettive da prendere in considerazione.
Se utilizzata correttamente, l’intelligenza artificiale non sostituisce il ragionamento del professionista, ma lo alimenta e lo stimola.
In realtà, il valore che un professionista riesce a ottenere dall’intelligenza artificiale dipende in larga misura dalla qualità delle competenze che già possiede, perché chi possiede esperienza, metodo e capacità critica è in grado di formulare domande migliori, riconoscere gli errori dell’output, cogliere omissioni, valutare la coerenza delle risposte e decidere consapevolmente se utilizzarle oppure no. Questa riflessione potrebbe apparire teorica, ma non è così.
Cosa prevede oggi il legislatore italiano
La Legge n. 132/2025 ha già previsto, tra i criteri della delega al Governo, la possibilità di riconoscere “un equo compenso modulabile sulla base delle responsabilità e dei rischi connessi all’uso dei sistemi di intelligenza artificiale”.
Gli schemi di decreto approvati in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri il 10 giugno 2026 sviluppano questo criterio, precisando che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale incide anche ai fini dell’equo compenso e prospettando un sistema nel quale il compenso continui a riflettere l’effettivo apporto professionale e il livello di responsabilità connesso all’uso dell’IA, evitando che l’automazione svaluti il lavoro intellettuale.
Dunque, il messaggio che arriva dalla normativa sembra chiaro: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale non comporta, di per sé, una riduzione del valore della prestazione professionale.
Quali prospettive?
Naturalmente sarà necessario attendere il completamento dell’iter previsto dalla legge delega per conoscere il contenuto definitivo dei decreti.
Resta però un dato: l’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle attività professionali rende ancora meno adeguata una lettura del valore fondata soltanto sul tempo impiegato.
Se gli strumenti cambiano, ciò che diventa decisivo è comprendere dove si forma realmente il valore della prestazione: nella quantità di tempo necessaria per produrre un risultato, oppure nella competenza, nel metodo e nella responsabilità con cui quel risultato viene costruito, valutato e assunto.
Sull’argomento dell’AI e delle professioni intellettuali, e in particolare sul tema della responsabilità, leggi anche l’articolo: “Cosa cambia quando uno studio professionale usa l’intelligenza artificiale: responsabilità e metodo”
Gaetana Montalto – Managing Partner









